Ottobre 2022 - Ludovico Palma Nutrizionista

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20 Ottobre 2022

Il digiuno intermittente, in inglese intermittent fasting, è un modo con cui si può organizzare la propria alimentazione. I diversi protocolli nascono in seguito ad alcuni studi scientifici sul digiuno che né hanno indicato potenzialità, vantaggi e limiti. E’ bene precisare che il digiuno intermittente non è una dieta specifica ma è un modo di interpretarla.  Ognuno può decidere come modellarla secondo i propri obiettivi e lo stile di vita. 

Cos’è e come funziona il digiuno intermittente?

Il digiuno è la pratica di astenersi dal mangiare, cosa che si fa già  nella maggior parte della giornata. Ad esempio la notte non si mangia e si  digiuna anche per 10 o 12 ore, il tempo che passa tra la cena e la colazione. 

Ci sono diversi modi in cui vengono applicati periodi di digiuno alternati a fasi di alimentazione, come: 

  • Il digiuno intermittente 16/8 è il più famoso ed utilizzato, prevede all’interno di una giornata di 24 ore un periodo di 16 ore di digiuno e 8 ore in cui si può mangiare (chiamato anche Leangains). 
  • Si possono avere degli intervalli ancora più rigidi con 18 o 20 ore di digiuno. Infatti, nella warrior diet la finestra per poter mangiare si riduce soltanto a 4 o 6 ore serali.
  • Il digiuno intermittente Alternate-day fasting è invece tra i più studiati in letteratura. Consiste in due giorni a settimana di digiuno completo o con una forte restrizione calorica, 4-500 kcal al giorno. 

Non esiste un numero preciso dei pasti che si devono fare nel periodo di alimentazione, possono essere quanti se ne vogliono. Ovviamente, più l’intervallo sarà ristretto meno pasti e calorie sarà facile inserire. 

Il digiuno intermittente 16/8 può essere applicato, ad esempio, semplicemente anticipando la cena o saltando la prima colazione. Non è una dieta rigida ma si può decidere quando e come applicare il digiuno, in base ad esigenze ed abitudini personali. E’ un’alimentazione che non richiede necessariamente continuità; può essere seguita anche solo uno o due giorni a settimana. Soprattutto all’inizio è bene procedere con cautela, possibilmente assistiti da un nutrizionista che imposti adeguatamente il fabbisogno energetico secondo le corrette esigenze nutrizionali.  

Si potrebbe iniziare seguendo uno o due giorni di digiuno intermittente a settimana per adattarsi e poi avere sempre più regolarità. 

Il digiuno intermittente fa dimagrire?

Tra la false credenze associate a questo tipo di programmazione alimentare ci sta che faccia dimagrire in automatico quando seguito. Nulla di più sbagliato, il digiuno intermittente segue sempre le regole del bilancio energetico. Se nelle 8 ore della fase di alimentazione mangiamo più di quanto siano i nostri fabbisogni la tendenza a lungo termine sarà comunque quella di ingrassare.

Quindi, se l’obiettivo è quello di dimagrire bisogna strutturare un tipo di alimentazione ipocalorica ossia al di sotto del proprio fabbisogno energetico.

Naturalmente il periodo di alimentazione dovrebbe seguire sempre le buone regole di una sana corretta alimentazione. Questo consente di applicare lo schema del digiuno intermittente mantenendo una corretta alimentazione e non incorrendo in deficit nutrizionali. 

Quali sono i benefici sulla salute?

Molti degli studi scientifici hanno mostrato grandi benefici per la salute quando il digiuno intermittente è abbinato ad una restrizione calorica. Ad esempio digiuni molto prolungati stimolano processi di autofagia, ossia la capacità di indurre il nostro corpo a eliminare o riparare le cellule danneggiate. 

Inoltre, studi preclinici e clinici hanno mostrato che il digiuno intermittente ha un ampio spettro di benefici per molte condizioni di salute, come:

  • obesità
  • diabete mellito 
  • malattie cardiovascolari
  • tumori e disturbi neurologici. 

Grazie al digiuno intermittente sembrerebbe esserci un abbassamento dei livelli di insulina, maggiore lipolisi ed una diminuzione dell’infiammazione sistemica. Oltre a ciò si aggiungono cambiamenti del profilo ormonale come aumento di concentrazione di catecolamine, glucagone, ormone della crescita. 

Quali sono le principali problematiche del digiuno intermittente?

Le fasi di digiuno non sono ben gestite da tutti, per cui sarebbe bene, prima di iniziare, avere il consulto di un professionista. Il fai da te, ancor di più in questo caso, non è assolutamente consigliabile soprattutto in casi di soggetti con disturbi o problematiche di salute.  

Seguire un digiuno per molte ore può essere un fattore stressante per l’organismo e non tutti riescono ad adattarsi bene. L’adattamento deve essere fisico ma anche psicologico; periodi lunghi di astinenza dal mangiare possono portare a frustrazione e non vivere in modo piacevole il percorso. 

Tipologie di alimentazione come il digiuno intermittente possono indurre a mangiare molto meno del previsto o paradossalmente molto di più. In entrambi i casi si avranno dei risultati ben lontani da quanto si vorrebbe. Fare molte ore di digiuno, se non tollerate adeguatamente, può portare alla fase di alimentazione con troppa fame e così a mangiare più del necessario. 

Stabilire il fabbisogno energetico è un aspetto cruciale poiché ognuno di noi ha delle esigenze personali in base a diversi fattori. 

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12 Ottobre 2022

In questi ultimi anni molte figure professionali si sono sviluppate intorno al mondo della nutrizione. Così , a volte, non è semplice capire quale professionista sia più adatto alle proprie esigenze. Vediamo insieme quali sono le diverse caratteristiche di ogni figura professionale.

Chi è il Biologo Nutrizionista

Il solo termine Nutrizionista non identifica un’unica figura professionale, è invece un termine generico che indica chi si occupa di alimentazione e dietetica. Non è necessario che il nutrizionista sia necessariamente un medico, per maggiore chiarezza si dovrebbe sempre  associare un titolo di studio. 

Il biologo nutrizionista ad esempio  è un professionista laureato (5 anni) che possiede l’abilitazione alla professione di biologo ed è iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi. 

Secondo il parere del Consiglio Superiore della Sanità il biologo può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio “benessere”. 

Il biologo nutrizionista può così elaborare diete destinate sia a soggetti sani sia a soggetti cui è stata diagnosticata dal medico una patologia. 

Quando andare dal biologo nutrizionista

Nel caso in cui vi siano delle patologie diagnosticate dal medico e si necessiti di un piano alimentare adeguato, il biologo nutrizionista può elaborare un alimentazione adeguata. Vediamo insieme quali sono alcune delle patologie più comuni per le quali è richiesto un intervento del biologo nutrizionista:  

  • Diabete, tipo 1 e 2,
  • Dislipidemie,
  • Sindrome metabolica,
  • Patologie gastrointestinali, 
  • Allergie e intolleranze alimentari,
  • Disturbi del comportamento alimentare,
  • Obesità.

Oltre a queste patologie ce ne sono altre ma anche situazioni in cui non è necessario una diagnosi per curare la propria alimentazione. 

Ad esempio donne in gravidanza o allattamento necessitano di specifici consigli ed attenzioni in un periodo della vita così bello e difficile al tempo stesso. Il periodo della menopausa può risultare altrettanto complicato da gestire.

Anche gli sportivi che siano professionisti o amatoriali necessitano spesso di  un’alimentazione adeguata ai propri fabbisogni. Infatti, il binomio corretta alimentazione e allenamento è fondamentale per migliorare la prestazione ed anche la composizione corporea. 

Tuttavia, non è strettamente necessario avere una condizione particolare per richiedere la consulenza di un biologo nutrizionista. La scienza della nutrizione umana è una branca del settore sanitario relativamente “giovane” e non tutti conoscono le linee guida di una corretta e sana alimentazione. Così, si può richiedere l’intervento di un biologo nutrizionista per migliorare la propria alimentazione e adattarla al proprio stile di vita. 

Cos’altro può fare il biologo nutrizionista?

Il biologo nutrizionista può eseguire esami come l’impedenziometria e la plicometria. Con la plicometria si valuta la quantità di grasso sottocutaneo, con l’impedenziometria si valuta lo stato di idratazione e si ha una stima della composizione corporea. Può misurare peso ,altezza e calcolare l’Indice di massa corporea (IMC)

Tra le altre cose che può fare un biologo nutrizionista vi sono l’elaborazione di piani alimentari per la ristorazione collettiva, come mense scolastiche, ospedaliere ecc. Oltre a questo può dare indicazioni sull’utilizzo di integratori, supplementi alimentari o altri prodotti dietetici di libera vendita

Il biologo nutrizionista non può, invece, fare diagnosi e prescrivere terapia farmacologica o analisi del sangue. Queste competenze spettano solo e soltanto al medico. 

Quale altri professionisti esistono

Il biologo nutrizionista non è ovviamente l’unico professionista che può occuparsi di alimentazione. Il medico nutrizionista o dietologo può, ovviamente, elaborare piani alimentari ma può anche prescrivere terapie farmacologiche, esami del sangue o strumentali, utili alla valutazione clinica. 

Infine esiste il dietista, professione sanitaria con laurea triennale in dietistica. Il dietista si occupa dell’elaborazione e del monitoraggio delle diete, destinate a sportivi, persone sane oppure con malattie, là dove la terapia medica prevede la necessità di un intervento dietetico. Il dietista non può elaborare piani alimentari in autonomia ma solo in seguito ad una prescrizione di un medico, necessitando sempre di una sua supervisione. 

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6 Ottobre 2022

Il vegetarianismo, la pratica di astenersi dal mangiare carne, ha una storia documentata che risale all’antica Grecia. 

Attualmente, la scelta di seguire una dieta vegetariana e vegana è sempre più comune nella popolazione italiana e mondiale. Secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes di quest’anno il 6,7% della popolazione segue una dieta vegetariana o vegana. Circa il 5,4% del campione intervistato è vegetariano, mentre l’1,3% vegano. 

Ma in cosa consistono questi regimi alimentari ? E’ salutare seguire una dieta vegetariana o vegana ? C’è il rischio di carenze nutrizionali ? Vediamone insieme le principali caratteristiche. 

Dieta Vegetariana e Vegana, i diversi modelli alimentari

E’ importante fare chiarezza sui differenti modelli alimentare di dieta che escludono o meno alcune categorie alimentare di derivazione animale. 

Il latto-ovo vegetarianesimo:

La dieta latto-ovo vegetariana è un modello alimentare in cui  sono esclusi la carne, i suoi derivati e qualsiasi specie animale acquatica commestibile. 

In questo regime alimentare sono invece inclusi: il latte, i suoi derivati (latticini e formaggi) e le uova, oltre ovviamente tutti gli altri alimenti di origine vegetale.

Il latto vegetarianesimo:

La dieta latto-vegetariana oltre che escludere tutti gli alimenti della dieta latto-ovo vegetariana (carne, pesce) rifiuta anche le uova, considerate potenzialmente dei futuri animali.

Il veganesimo:

Questo modello alimentare esclude invece qualsiasi prodotto di origine animale: carne, pesce, latte, uova e loro derivati. Anche il miele viene considerato un alimento prodotto da animali e quindi non può essere introdotto. 

E’ un modello alimentare più restrittivo per cui se non vengono adottate alcune accortezze può portare a delle carenze nutrizionali importanti. 

Sia per un’alimentazione vegana che vegetariana è consigliabile rivolgersi ad un medico o nutrizionista che imposti una dieta bilanciata ed adeguata ai propri fabbisogni. 

Flexitarian:

E’ Neologismo inglese, composto da flexible (‘flessibile’) e vegetarian (‘vegetariano’), indica un’alimentazione prevalentemente vegetale ma più flessibile. Si segue un modello di alimentazione di tipo vegetariano, senza rinunciare ad alimentarsi sporadicamente di proteine animali. 

Ci sono vantaggi nel seguire una dieta vegetariana?

Molti studi si stanno ancora svolgendo a riguardo, sembra però che ci siano degli evidenti benefici rispetto ad alcune patologie. Ad esempio, chi segue una dieta vegetariana o vegana, adeguatamente bilanciata, avrebbe un ridotto rischio di ammalarsi di:

  • diabete tipo 2, 
  • obesità, 
  • ipertensione, 
  • cardiopatia ischemica,
  • alcune forme tumorali. 

Probabilmente queste caratteristiche derivano dall’ottimo apporto di fibre e fitocomposti che determinano una riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue ed un miglior controllo del carico glicemico dopo un pasto.

I benefici derivano anche da un minor consumo di sale e zucchero. 

Invece, le raccomandazioni del fondo per la ricerca contro il cancro invitano soltanto a ridurre il consumo di carni rosse e conservate e alimenti lavorati. Non sembra essere necessario eliminare del tutto queste categorie alimentari. E’ , invece, molto importante aumentare l’apporto di verdura, frutta, semi , legumi e cerali. 

Oltre a tutto ciò in un’alimentazione sana ed equilibrata è molto importante utilizzare le quantità adeguate ai propri fabbisogni. 

Cosa monitorare in un’alimentazione vegetariana o vegana?

Se strutturata in maniera adeguata la dieta vegetariana e vegana non comporta rischi per la salute. Ci sono comunque alcuni componenti della dieta ai quali è necessario fare particolare attenzione, vediamo quali sono.

Vitamina B-12

La vitamina B-12 è una vitamina importante per il funzionamento del sistema nervoso e del fegato. Si trova principalmente in alimenti di origine animale, una dieta strettamente vegetariana o vegana può determinare una carenza. Alcuni tipi di alghe contengono la vitamina B-12, però non risulta facilmente assimilabile da questi alimenti, inoltre le quantità presenti sono insufficienti a soddisfare i fabbisogni previsti. Per cui se non si mangiano uova, latte e suoi derivati è bene valutare con il proprio medico o nutrizionista un’eventuale integrazione di vitamina B-12. 

Fabbisogno Proteico

In questo tipo di regime alimentare è bene stimare il proprio fabbisogno proteico, valutando  stile di vita e necessità individuali. L’aiuto di un professionista, come un nutrizionista o un dietologo, può semplificare e chiarire eventuali dubbi riguardo a quantità e tipologia di alimenti. 

L’apporto proteico è uno dei punti a cui fare più attenzione perché le proteine svolgono diverse attività essenziali nel nostro organismo: 

  • costituiscono i tessuti del corpo, in particolare i muscoli,
  • partecipano alla formazione degli ormoni e degli enzimi,
  • forniscono energia , anche se in misura inferiore a grassi e carboidrati. 

Le proteine di origine vegetale provengono principalmente da legumi (fagioli, piselli, lenticchie, fave, ceci , soia) , cereali e derivati ( pane, avena, farro, orzo, grano saraceno, pasta). 

Le proteine di origine vegetale sono meno biodisponibili in confronto a quelle animali. A parità di quantità, l’organismo riesce a ricavare meno aminoacidi dagli alimenti vegetali rispetto a quelli animali. Inoltre le proteine di origine vegetale hanno un valore biologico inferiore rispetto a quelle animali, mancano alcuni amminoacidi essenziali. 

Per rendere completi i pasti dal punto di vista proteico è consigliabile unire diverse alimenti vegetali ricchi di proteine ( legumi, cereali e semi). Oltre a ciò, data la minor assimilazione delle proteine vegetali bisognerebbe aumentare l’apporto di circa il 5-10% per soddisfare i fabbisogni. 

Minerali e Dieta Vegetariana e Vegana

Ferro

Il ferro è un minerale e micronutriente fondamentale per l’ossigenazione del nostro organismo. 

Il ferro derivante da alimenti vegetali è meno assimilabile dal nostro corpo rispetto a quello di una dieta onnivora. Questo avviene a causa di alcune molecole presenti in questi alimenti che ingabbiano il ferro e ne limitano l’assorbimento. 

Così in una dieta vegetariana o vegana è importante aumentare l’apporto di ferro. Inoltre alcuni accorgimenti migliorano l’assorbimento del ferro presente nei vegetali, ad esempio:

  • Abbinare alimenti con ferro vegetale a quelli con vitamina C tipo succo di limone, kiwi, agrumi, peperoni o pomodori crudi)
  • Macinazione, ammollo e germinazione di legumi e cereali permettono la diminuzione di composti che ne limitano l’assimilazione. 

Calcio

Il calcio è un minerale fondamentale per il funzionamento delle cellule, per la formazione ed il mantenimento delle ossa e dei denti. 

Le principali fonti  vegetali di calcio sono i legumi, prodotti derivati dalla soia, alcuni vegetali a foglia larga , la frutta secca ed i semi oleosi. Purtroppo anche questi alimenti hanno un assorbimento limitato del minerale a causa di composti come gli ossalati ed i fitati. 

I soggetti più a rischio di carenza sono quelli che seguono una dieta vegetariana più restrittiva, con l’esclusione di latte e derivati.

Per prevenire carenze bisognerebbe aumentare il consumo di alimenti con elevata quantità di calcio (verdure a basso contenuto di ossalati e fitati, soia e derivati). Se ciò non dovesse bastare esistono prodotti fortificati di questo minerale. Infine, anche l’acqua è un’importante fonte di calcio che contribuisce a soddisfare i fabbisogni giornalieri, circa 800 mg/die per l’adulto.

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