Maggio 2022 - Ludovico Palma Nutrizionista

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23 Maggio 2022

La gastrite è un’infiammazione della parete interna dello stomaco. L’infiammazione è dovuta, il più delle volte, ad un batterio che causa la maggior parte delle ulcere allo stomaco, l’Helicobacter pylori. L’uso regolare di alcuni antidolorifici ed il consumo eccessivo di alcol possono contribuire a scatenare la gastrite. Cosa fare in questi casi?

Quali sono i sintomi?

Si tratta di un’infiammazione e può manifestarsi improvvisamente, la gastrite acuta, oppure svilupparsi lentamente nel tempo, la gastrite cronica.

Circa un milione di italiani ,soprattutto donne, combattono periodicamente con i sintomi più tipici di questo disturbo: 

  • Bruciore o dolore nella parte superiore dell’addome che può peggiorare o migliorare mangiando,
  • crampi, 
  • nausea,
  • sensazione di pienezza nella parte superiore dell’addome dopo aver mangiato,
  • vomito.

Non sempre è sintomatica e facilmente individuabile con delle manifestazioni evidenti. Fortunatamente, per la maggior parte delle persone, la gastrite non è grave e migliora rapidamente con il trattamento. Quando i sintomi della durano per una settimana o più, con dolore e assenza di miglioramenti, è ovviamente opportuno rivolgersi ad un medico.

Esiste anche un’altra tipo di gastrite, quella nervosa, che spesso ha carattere psicosomatico ed i sintomi sono simili a quelli della gastrite normale. In questo caso soprattutto, situazioni palesi di stress, un sonno disturbato ed un’alimentazione squilibrata possono contribuire a non essere i principali responsabili del disturbo.

Cause

Come già spiegato, la gastrite è un’infiammazione del rivestimento dello stomaco. Quindi, debolezze o lesioni alla barriera di muco che protegge la parete dello stomaco consentono ai succhi digestivi di danneggiare ed infiammare il rivestimento dello stomaco. Vi sono numerose malattie e condizioni che possono aumentare il rischio di gastrite, tra cui il morbo di Crohn e la sarcoidosi. 

Esistono dei fattori di rischio che possono aumentare la possibilità di causare gastrite, tra questi: 

  • Infezione batterica.
  • L’uso regolare di antidolorifici. I comuni antidolorifici – come l’aspirina, l’ibuprofene e il naprossene – possono causare sia gastrite acuta che gastrite cronica.
  • Consumo eccessivo di alcol. L’alcol può irritare ed erodere il rivestimento dello stomaco, il che rende lo stomaco più vulnerabile ai succhi digestivi.
  • Stress.
  • Età più avanzata, gli anziani hanno un rischio maggiore di gastrite perché il rivestimento dello stomaco tende ad assottigliarsi con l’età. 
  • Reazioni autoimmuni, ossia quando il corpo attacca le cellule che compongono il rivestimento dello stomaco. Questa reazione può logorare la barriera protettiva dello stomaco. La gastrite autoimmune è più comune nelle persone con altri disturbi autoimmuni, tra cui la malattia di Hashimoto e il diabete di tipo 1. La gastrite autoimmune può anche essere associata a carenza di vitamina B-12.

Diagnosi e trattamento

E’ possibile diagnosticare in seguito ad alcuni test o anche esponendo semplicemente la propria storia medica ed i sintomi ad un dottore. Tra i test da eseguire vi sono il test dell’Helicobacter pylori, l’endoscopia e la radiografia dell’apparato digerente. 

Il trattamento della gastrite dipende dalla causa specifica. La gastrite acuta causata da farmaci antinfiammatori non steroidei o alcol può essere alleviata interrompendo l’uso di tali sostanze.

Gastrite ed Alimentazione

Ancor prima del trattamento farmacologico e della dieta è importante avere alcune norme nutrizionali e comportamentali che potrebbero aiutare i disturbi:

  • Fare dei pasti più piccoli e frequenti. Consumare pasti piccoli più spesso può alleviare gli effetti dell’acidità di stomaco.
  • Mangiare lentamente. Una corretta masticazione migliora la digestione e riduce i tempi di permanenza del cibo nello stomaco. 
  • Favorire la digestione. Dopo il pasto fare una piccola passeggiata e non distendersi subito. 

Ancora non esiste una vera e propria dieta da adottare e dei protocolli validi per tutti. Esiste una certa variabilità individuale a causa della quale alcuni cibi controindicati per qualcuno potrebbero essere ben tollerati da altri. Ci sono solo alcune indicazioni rispetto ad alcuni cibi a cui prestare più attenzione per provare a diminuire la secrezione acida dello stomaco. Infatti, solo  diminuendo la secrezione acida dello stomaco possono migliorare i sintomi fastidiosi della gastrite. 

Cosa Fare? Cibi sconsigliati in caso di Gastrite

Tra i cibi sconsigliati per la gastrite ci sono sicuramente le bevande contenenti caffeina o metilxantine come il caffè, tè, coca cola e cioccolato. Inoltre, è poco indicato l’utilizzo di spezie che possono irritare e danneggiare la parte dello stomaco, le bevande gassate o liquidi molto caldi.  

Tutto ciò che rallenta lo svuotamento dello stomaco e rende difficoltosa la digestione potrebbe aumentare la possibilità di avere più disturbi. Così, sarebbe opportuno evitare cibi eccessivamente grassi come insaccati (mortadella, salame, salsiccia, coppa etc.) e formaggi piccanti e fermentati.

Va fatta attenzione anche a condimenti grassi come panna, strutto, burro, margarina o salse fatte con abbondante olio di oliva. La frittura è una modalità di cottura da evitare a causa della formazione di acroleina, una sostanza dannosa in grado di compromettere la mucosa dello stomaco. 

Bevande alcoliche come vino, birra e superalcolici sono sconsigliate poiché esiste un rapporto diretto tra consumo di alcool e danno della mucosa gastrica. 

Infine, ci sono un’ampia categoria di alimenti che si è riscontrato peggiorare in chi soffre di reflusso e le cui sintomatologie potrebbero peggiorare anche la gastrite. Tra questi ti cibi sono presenti : agrumi e succo di agrumi, pomodoro e succo di pomodoro, cipolla, peperoni, aglio, peperoncino, pepe e menta.

Se sei determinato a voler modificare la tua alimentazione senza rinunciare al piacere del cibo, segui il mio blog!


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16 Maggio 2022

Il titolo può sembrare provocatorio ed in contrasto con la professione del nutrizionista ma non è affatto così. Molte persone pensano, credono e consigliano che per stare in forma ed in salute la nostra alimentazione debba escludere e condannare il junk food.  E’ realmente così?

Cosa si intende per Junk food?

Per junk food, in italiano cibo spazzatura, si indica un tipo di preparati dell’industria alimentare caratterizzati da un alto contenuto calorico ma di scarso valore nutrizionale. Proprio per questo, cibi come merendine, bevande analcoliche, patatine fritte sono spesso incriminati ma allo stesso tempo adorati da bambini ed adulti. 

In effetti valutando le caratteristiche nutrizionali principali dei junk food sembrerebbe proprio che siano il cibo del diavolo: 

  • Scarso valore nutrizionale
  • Elevato apporto energetico
  • Elevato apporto di sale 
  • Elevato apporto di zuccheri raffinati
  • Elevato apporto di colesterolo, lipidi saturi e/o acidi grassi idrogenati (trans)

Tuttavia, è necessaria un’astinenza del 100%? 

Se il junk food non piace o non rientra naturalmente nel proprio stile di vita il problema è presto che risolto. 

Invece, questo articolo è rivolto alla maggioranza di persone che ama questi cibi ma spesso sperimenta un conflitto interno: da un lato, si amano e si trovano buonissimi ; dall’altro, non si vuole rovinare la salute.

Riferirsi al cibo come “spazzatura” crea una dicotomia tra “cibo buono” e “cibo cattivo” che fa più male che bene e vedremo in seguito il perché. 

Perché mangiare cibo spazzatura

Si può includere junk food nella dieta, senza sentirsi in colpa o preoccuparsi che possa rovinare la salute.

Quando si segue un piano alimentare volto al dimagrimento, l’estrema rigidità e totale astinenza nei confronti di questi cibi può essere altamente controproducente. 

Si può innescare un circolo vizioso per cui accade che si dica si non mangeranno mai più ciambelle fritte. Poi se ne mangia una. Questo porta a dire “Basta! Mangio tutte le ciambelle”. Ad un certo punto (magari un qualsiasi lunedì) si riprova con una nuova promessa di astinenza ed il ciclo continua. Questo finché motivazione e voglia di ottenere risultati non scemano e si interrompe il percorso.

A questo punto, converrebbe includere settimanalmente o addirittura giornalmente un momento in cui mangiare questo tipo di alimenti. Per la maggior parte delle persone, includere regolarmente cibo che piace, anche se poco dietetico, aiuta a frenare le voglie e a sentirsi più soddisfatti.

Attenzione, questo concetto non è sempre valido per tutti. Ognuno conosce se stesso meglio di chiunque altro, quindi se un determinato alimento fa perdere totalmente il controllo, ad esempio gestendo con difficoltà la propria porzione,  a volte è più facile astenersi completamente, almeno per un periodo di tempo.

Come gestire il Junk food nella dieta

In genere tutto ciò di cui si ha bisogno per migliorare la salute, le prestazioni atletiche e la composizione corporea è: seguire una dieta composta da circa l’80 %  percento di cibi sani e non trasformati e ricchi di nutrienti ed il 20% cibi con elevata densità energetica e meno nutrienti. 

Questo tipo di strategia, definita anche alimentazione flessibile, risolve così il conflitto e trova un equilibrio che spesso si ritiene irraggiungibile. Anche se si è iniziato un percorso per essere più sani ed in forma non si dovrebbe escludere delle categorie alimentari che ci piacciono. Con l’aumento della restrizione alimentare, crescono anche altri problemi come l’ossessione alimentare, l’ansia e l’alimentazione disordinata che determinano un effetto controproducente.

Allo stesso tempo, è sempre bene ricordare che consumare quantità elevate di cibi di bassa qualità probabilmente peggiorano la condizione fisica e lo stato di salute. 

Con questo articolo non vorrei minimamente far passare il concetto che il junk food sia salutare e possa essere mangiato tutti i giorni senza problemi. Tuttavia, volevo esporre una problematica che causa rinuncia e sconforto in molte persone che iniziano percorsi di dimagrimento e miglioramento della propria salute.

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